MIO DI CHI
Nel vasto e intramontabile repertorio di Mina, "Mio di chi" emerge come un brano che incanta e inquieta con la grazia di un sortilegio notturno. Il testo, firmato da Aldo Donati e Vanera (pseudonimo di Pasquale Panella, maestro nel tessere parole come ragnatele emotive), si intreccia alla musica composta dagli stessi Donati e da Roberto Fia, con edizioni musicali RCA e PDU che ne custodiscono l'eredità. È un brano che non urla, ma sussurra: una melodia sinuosa, avvolgente come nebbia autunnale, che avvolge l'ascoltatore in un abbraccio ambiguo, tra passione terrena e richiamo ultraterreno.
Ci sto pensando su
Amando te
Ci sto pensando su
E ci ricamo tanto tra di me
Ci sto amando su
Versi che evocano il flusso dei pensieri notturni, quel ricamare ossessivo su un amore che consuma e rigenera. È un monologo interiore, un filo che lega l'io al tu, tessendo trame di dubbi e certezze. Ma è nel cuore del brano che la narrazione si fa febbrile.
Qui, il genio di Panella brilla: le parole non descrivono, evocano. "Mio di chi" è un capolavoro di sobrietà orchestrale, con arrangiamenti che privilegiano l'essenzialità. La voce di Mina, registrata in quel 1985 con la maturità di chi ha visto passare decenni di musica, si erge sovrana.
Non è solo una canzone: è un invito a specchiarci nel buio, a chiederci chi possiede chi in quel "mio" possessivo e sfuggente.

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