martedì 30 dicembre 2025

BUON ANNO



 A tutte quelle facce che abbiamo incrociato lungo la strada, alcune con un sorriso aperto e contagioso, altre con un'espressione chiusa e distante, ma tutte quante ci hanno guardato negli occhi almeno una volta. Persone che abbiamo solo sfiorato in un momento fugace – un saluto in ascensore, uno sguardo sul treno, un incontro casuale per strada – e che sono svanite subito dopo. Altre che abbiamo amato profondamente, con passione e dedizione, e poi dimenticato piano piano, o magari rimpianto per anni. Quelle che abbiamo cercato con ostinazione, perso di vista, ritrovato per caso e poi perso di nuovo, o che abbiamo finalmente ritrovato e tenuto stretto.

Ci sono quelle che ci hanno ferito senza volerlo o di proposito, insegnandoci lezioni dure sulla fiducia e sul perdono. Quelle che ci hanno salvato in silenzio, con una parola gentile o un gesto inaspettato nei momenti più bui. Quelle con cui abbiamo riso fino a non respirare più, condiviso segreti, viaggi, notti insonni. E quelle che ci hanno fatto piangere, svuotandoci dentro, ma rendendoci alla fine più forti e consapevoli.Tutte queste persone – amici, amori, familiari, colleghi, sconosciuti passati e presenti – riempiono le pagine del racconto della nostra esistenza. Senza di loro, non saremmo le persone che siamo oggi: il loro passaggio ci ha modellato, arricchito, cambiato in modi che spesso nemmeno realizziamo.Grazie a chi è rimasto al nostro fianco, a chi se n'è andato lasciando un vuoto, a chi è solo transitato per un istante. Grazie per i momenti belli e per quelli difficili, perché entrambi ci hanno reso umani.Buon Anno Nuovo a tutti voi che fate parte della mia vita, in un modo o nell'altro. Che il 2026 porti nuove incontri da accogliere e vecchi legami da custodire.
Con tanto affetto

lunedì 29 dicembre 2025

CRONACA FAMILIARE




Oggi non trovo, nella mia libreria, un libro che volevo rileggere. È mezz’ora che giro per casa, dove ci sono librerie e scaffali ovunque, in ogni stanza, e niente, non lo trovo. Ero certo che fosse, a mia memoria, in un dato posto, precisamente sul ripiano più alto della grande libreria scura che sta in soggiorno, quella che ho comprato già montata anni fa in un negozio di mobili usati, e invece lì, dove è sempre stato, questo contumace, latitante libro non c’è. Ho sempre avuto la presunzione di poter ritrovare, fra i millemila miei libri, a occhio quello che cercavo, e devo dire che, abbastanza vicino al vero, ci sono quasi sempre più o meno riuscito. Ma oggi niente. Sto girovagando di scaffale in scaffale, di ripiano in ripiano, persino di cassetto in cassetto, di comodino in comodino, di angolo in angolo, sapete quando proprio non ci si rassegna e si fruga anche sotto i mobili, nel cestino dell’indifferenziata, sul balcone, niente. Starà da qualche parte, ovviamente, e salterà fuori un giorno in cui magari sto cercando un altro libro, come è già accaduto in passato. Spero presto perché non vedo l’ora di rileggerlo. Il libro in questione, che vi volevo consigliare oggi, è un romanzo straordinario che spero molti di voi abbiano già letto, perché oltre a essere una lettura commovente e intensa è anche un ritratto profondo e umanissimo della famiglia, dei legami di sangue, della memoria e del tempo che passa, indispensabile per ricordare quanto siano fragili e preziosi gli affetti più vicini. Il titolo è “Cronaca familiare”, l’autore Vasco Pratolini. Io riprendo la mia ricerca fra gli scaffali, e a voi buona lettura.

domenica 21 dicembre 2025

 E' IL PROGRESSO SI DIRA'





In Danimarca, il 30 dicembre PostNord recapiterà l'ultima lettera, chiudendo un capitolo di oltre quattro secoli di servizio postale tradizionale. Da quel momento, niente più consegne di corrispondenza da parte loro: solo pacchi, mentre le lettere passeranno a operatori privati come Dao. È il progresso, si dirà. È il green, l'efficienza, la digitalizzazione implacabile.

Ma vuoi mettere la velocità di un WhatsApp – un messaggio copiato e incollato, inoltrato infinite volte da chissà chi, in una catena anonima di auguri prefabbricati – con l'attesa di una lettera vera? Quella scritta a mano, con la grafia imperfetta, gli accenti fuori posto, le cancellature che raccontano esitazioni, pensieri, emozioni uniche. Una lettera è un gesto lento, deliberato: la penna che scorre sul foglio pensando solo a quella persona, a quel volto lontano, a quel cuore che riceverà non solo parole, ma un pezzo di anima.E l'indirizzo sulla busta? È già un abbraccio: quella via, quel numero, quella casa precisa in una città remota. Niente algoritmi, niente notifiche. Solo carta che viaggia, portando con sé il tempo speso, l'affetto autentico.In Danimarca hanno deciso di archiviare tutto questo, per fare spazio al tutto uguale, ripetibile all'infinito, come profetizzava Walter Benjamin con la sua "riproducibilità tecnica" – quell'orrore sottile dell'identico che annienta l'aura unica dell'originale.Per fortuna, qui in Italia possiamo ancora scegliere. Io continuerò a scrivere lettere, a imbucarle, a riceverle. E soprattutto a conservarle: in scatole nascoste, cassetti segreti, pile di cartoline, bigliettini, fogli ingialliti che sono la mappa della mia vita. Amori passati, amici lontani, momenti qualunque ma irripetibili. Ogni firma, ogni tratto di penna è una testimonianza: qualcuno ha pensato a me, ha voluto darmi il meglio di sé in quel momento unico. Le lettere non sono oggetti: sono vite intrecciate, doni irrevocabili, frammenti di esistenza che resistono al tempo.Una lettera è un'anima che si offre. In Danimarca chiudono questo portale umano, come se fosse superfluo. Forse Shakespeare aveva visto lontano, quando in Amleto fece dire: "Something is rotten in the state of Denmark".P.S. Mi scuso con la Danimarca, paese splendido che amo e conosco bene: sei solo l'avanguardia involontaria di un futuro che ci inseguirà tutti. Se proseguiamo così, diventeremo un immenso esercito di terracotta digitale – perfetti, uniformi, ma senza più calore umano.

giovedì 4 dicembre 2025

 

Early in the Morning




Today I went to the cemetery, early in the morning, when the grass was still wet with dew and the air tasted of cold stone.

Dad, Mum, your two names rest together on a single silent stone. I laid the red roses over both of you, then brushed the dust from the place where your names touch. I didn’t speak; the morning said everything.

A few steps farther on, my sister, I left the small white daisies on your grave. You would have chosen them first, the way you always did.

I stayed until the sun rose above the trees. Then I walked home, hands empty, heart full of the silence they keep for me.


Paolo Driussi.

mercoledì 3 dicembre 2025

    For my mum




December comes again,
and the air is thinner where you stood.
I still catch your talcum powder
on an old jumper I can’t let go,
still hear your needles clicking
like a quiet heartbeat.
You left at winter’s start,
when the light is kind,
and ever since this month
carries a tender bruise.
Sometimes I talk to you
while the kettle boils,
tell you I’m all right,
still carrying your silence inside me.
The years haven’t made you smaller—
only the space you filled
larger in its emptiness.
Sleep gently, Mum.
I’m still your son,
walking every winter
with your hand warm in mine.

Paolo Driussi