domenica 1 febbraio 2026

ELIO GIGANTE



Parlare di Elio Gigante significa evocare l'epoca d'oro del varietà italiano e, naturalmente, il suo legame indissolubile con Mina. Gigante non era solo il suo manager, ma una figura paterna, un protettore e l'architetto della sua immagine pubblica.

​Ecco un aneddoto emblematico che descrive bene la loro intesa e il carattere leggendario di entrambi:
​Il "Gran Rifiuto" a Sinatra
​Uno dei racconti più celebri riguarda la fine degli anni '60, quando la fama di Mina aveva superato i confini europei arrivando fino alle orecchie di Frank Sinatra. "The Voice" voleva assolutamente Mina per una serie di concerti negli Stati Uniti e pare avesse inviato un’offerta stratosferica tramite i suoi intermediari.
​Elio Gigante ricevette la proposta e la sottopose a Mina. La risposta della "Tigre di Cremona" fu un secco no. Il motivo? Non voleva prendere l'aereo e non aveva voglia di stare lontana da casa per così tanto tempo.
Invece di disperarsi per la commissione persa, Gigante gestì la cosa con la sua solita classe (e un pizzico di ironia). Si dice che rispose agli americani sottolineando che Mina era "troppo impegnata" in Italia. Gigante sapeva che il valore di Mina risiedeva proprio nella sua inafferrabilità: il fatto che avesse detto di no persino a Sinatra non fece altro che accrescere il mito della cantante, trasformando un potenziale errore professionale in una mossa di marketing leggendaria.
Gigante era l'unico che riusciva a filtrare le pressioni dei media, permettendo a Mina di maturare la decisione di ritirarsi dalle scene nel 1978.
Fu proprio Gigante a organizzare la storica serie di concerti a Bussoladomani nel 1978, curando ogni dettaglio affinché quegli addii rimanessero scolpiti nella storia della musica.
​È affascinante pensare come Gigante abbia gestito una carriera così immensa con uno stile d'altri tempi, fatto di strette di mano e intuito puro.

    

SNOWDROPS






A hand hovers, hesitant as February itself,

above the first white bells that dared the frost.

They bow, yet do not break

tiny green spines piercing winter’s quiet armor,

proof that hope arrives on the lightest possible stems.

Paolo Driussi