domenica 13 settembre 2026

 

LA DROGHERIA DI UNA VOLTA




La drogheria di una volta era il cuore pulsante e l'anima indispensabile del quartiere. Non era un supermercato e non era un negozio specializzato, ma qualcosa di più antico e profondo: il luogo dove si trovava di tutto, custodito da un droghiere che conosceva il proprio assortimento a memoria e sapeva guidarti anche quando non avevi un’idea precisa di cosa cercassi.

Le mensole si arrampicavano dal pavimento al soffitto, un’architettura di altri tempi che sfruttava ogni centimetro verticale per ospitare scatole di conserve, bottiglie d’olio, pacchi di pasta, barattoli di spezie e saponi. Per raggiungere i ripiani più alti c’era la scala a scorrimento, che il droghiere manovrava lungo la parete con la disinvoltura e la grazia di un ginnasta.

Al centro della scena dominava il banco in legno, con la sua bilancia di precisione. Lì si pesavano legumi sfusi, zucchero e caffè, sapientemente dosati con la classica paletta di metallo che trasferiva la merce dai cassoni ai sacchetti di carta paglia. E poi c’era lui, il droghiere: non solo un commerciante, ma il custode del quartiere, che non sbagliava mai un colpo e annotava i crediti sul libretto della fiducia.

Su tutto, infine, regnava l’odore della drogheria. Quel profumo inconfondibile e denso — melange di spezie, caffè appena macinato, sapone di Marsiglia, aceto e olio — che resta ancora oggi una delle impronte olfattive più autentiche della nostra memoria.

martedì 25 agosto 2026

 In loving memory





In quiet hours I still hear your laugh,
Dear nephew, whose light never truly fades.
Today the world turns toward your special day,
Though January’s cold once stole you away.
In loving memory you remain with me.
Paolo Driussi

martedì 18 agosto 2026


Gli 83 anni di Gianni Rivera





Scoprire che Gianni Rivera compie oggi ottantatre anni mi ha restituito un senso di profondo disorientamento. Nella mia memoria, la sua figura era rimasta come sospesa e incastonata in un'eterna estate di gioventù, immune al passare dei decenni. E invece il tempo è andato avanti, inesorabile per lui come per tutti noi.

​La notizia ha fatto riaffiorare il ricordo dell'estate del 1970. Eravamo a Grado, nella stanza in cui trascorrevamo un paio di settimane di vacanza. Era notte e mio padre ed io eravamo lì, intenti ad ascoltare da una piccola radio a transistor la radiocronaca di quell'epica Italia-Germania finita quattro a tre. All'epoca per noi c'era soltanto la voce del cronista a evocare le azioni sul campo; le immagini di quelle gesta sarebbero arrivate solo molto più tardi, proiettate da bobine su schermi improvvisati durante i ritrovi tra colleghi, dando finalmente una forma visiva alla classe di quello che tutti chiamavano l'abatino.
​Vederlo oggi, con la chioma riccioluta fattasi d'un bianco candido e i tratti segnati dagli anni, fa una certa impressione. Il suo volto è inconfondibilmente il suo, eppure appartiene ormai a un uomo della sua età. Guardarlo equivale un po' a guardarsi allo specchio: un promemoria silenzioso di come il tempo scivoli via, mentre noi restiamo qui a misurarne il cammino attraverso i ricordi.

martedì 21 luglio 2026

 Hand in Hand






On the station overpass where steel meets sky, she holds his tiny hand in hers, steady and warm. Trains rumble below like distant thunder, yet in her quiet grip he fears no height, no storm. Side by side they walk, forever safe in each other’s calm.

Paolo Driussi

lunedì 20 luglio 2026

 

Railway Bridge




Railway Bridge

We crossed the station overpass at dusk,

your hand in mine, the trains below us sighing.

Your coat against the iron grey,

your laughter brighter than the signal lights.

That overpass knew every secret that we shared,

every silly song and future dream.

Now I climb it carrying you in my heart,

yet still I feel you walking next to me.

The rails remember. So do I.



Paolo Driussi

 A Light That Lingers




Beyond the boundary of flying time,
your bright smile still comforts me.
You live in the steps of my every day,
like a light that lingers around,
guarded forever in the heart.
Paolo Driussi.

domenica 28 giugno 2026

 

De Toni è il bacio della morte di Renzi



L’aver nominato De Toni è il bacio della morte di Renzi - a meno che non sia una presa per il sedere raffinata. Renzi che spara il nome di Alberto Felice De Toni come possibile premier del centrosinistra è una di quelle mosse che sembrano studiate per far scappare voti. De Tonresta un nome locale e Renzi resta Renzi: per mezza sinistra è tossico puro .E qui entra in gioco Alessandro Venanzi, vicesindaco di Udine con le deleghe pesanti (commercio, turismo, attività produttive, grandi eventi, PNRR...). Immagino che Venanzi l’abbia presa con un mezzo sorriso amaro e un bel “ma vaff...”. Perché De Toni, pur di dormire sonni tranquilli, ha scaricato un sacco di roba proprio su di lui. In pratica De Toni fa il sindaco “in pectore” a livello nazionale (grazie al endorsement renziano), mentre Venanzi si tiene la gestione quotidiana della macchina comunale. Classico schema: uno sogna palazzi romani e premierato, l’altro si fa il mazzo su parcheggi, dehors, Pnrr e minacce di morte (che Venanzi ne ha pure ricevute di vere). Quindi sì, Renzi probabilmente ha appena regalato a De Toni un titolo da aspirante premier che a Udine farà alzare gli occhi al cielo, Perfetto mix di autolesionismo renziano e provincialismo che diventa nazionale. Chissà se Venanzi incassa in silenzio o prima o poi spara?