mercoledì 6 maggio 2026

 Paolo Limiti, nato a Milano l’8 maggio 1940 e scomparso nel 2017





Paolo Limiti, nato a Milano l’8 maggio 1940 e scomparso nel 2017, è stato uno dei personaggi più raffinati della televisione italiana, soprattutto dagli anni Novanta in poi. Inizia come paroliere (esordio significativo nel 1964 con Jula de Palma, poi grandi successi con Mina come Bugiardo e incosciente, La voce del silenzio, ecc.). È la fase principale da autore di testi.
Fine anni ’60 – anni ’70: Entra in Rai come autore/regista (1968) e inizia la collaborazione con Mike Bongiorno (tra cui Rischiatutto 1970-1974). È già un autore televisivo affermato.
Anni ’80 e primi ’90: Continua come autore e produttore (anche per televisioni commerciali come Telemontecarlo, Rete 4, ecc.). Lavora a vari programmi, ma resta prevalentemente dietro le quinte.
Dal 1993 in poi passa davanti alla telecamera.
1993 - Rubrica in Parlato semplice (Rai 3).
1994-95 - Dove sono i Pirenei? (autore, ma già più visibile).
1995-96 - Speciali come Viva Mina!, Ciao Mimì.
Giugno 1996 - Inizia E l’Italia racconta (poi diventato il longevo Ci vediamo in TV), che conduce regolarmente.
Il suo modo di fare televisione si distingueva per eleganza, garbo e rispetto del pubblico. Usava la memoria e la nostalgia non come fine a se stesso, ma come strumento per unire le generazioni. Portava in studio grandi artisti del passato che spesso non si vedevano più in tv, li faceva raccontare, cantare e rivivere la loro storia, alternandoli a nuovi talenti che lui stesso sapeva valorizzare come pochi. Da Giovanna Nocetti a Gilda Giuliani, da Tiziana Rivale - Mexico ad Alessandra FerrariAntonello Angiolillo a Fabrizio Voghera e Stefania Cento, insieme a cantanti che avevano fatto la storia della canzone italiana come Nilla Pizzi e Wilma De Angelis ed altri ancora.Conduceva con una conversazione calda e curiosa, mai aggressiva, creando un salotto televisivo accogliente dove l’ospite si sentiva a proprio agio e il pubblico imparava qualcosa. Programmi come "Ci vediamo in TV" incarnavano perfettamente questo stile: un varietà pomeridiano raffinato, fatto di canzoni, ricordi, aneddoti e tanta classe. Limiti rappresentava una televisione signorile, capace di intrattenere senza urla, senza scandali e senza abbassare il livello. Un grande divulgatore della canzone e dello spettacolo italiano che ha saputo rendere la memoria collettiva uno spettacolo bello da guardare.


 

6 Maggio 1976: Dalla cucina di casa alle notti in Piazza Primo Maggio a Udine.




​La sera del 6 maggio 1976 ero in cucina con mio padre. Eravamo seduti davanti al televisore e stavamo guardando "C'è un'orchestra per te", il programma musicale condotto da Katyna Ranieri. Mia madre, invece, era in bagno a lavare dei panni nella vasca. Al primo boato pensai a un incidente domestico, come se le fosse caduto il catino di plastica, ma l’inquietudine mi spinse verso la terrazza. Lì, le mani sulla ringhiera, una scossa fortissima. Non riuscivo a staccare le mani per la violenza delle vibrazioni. Mio padre realizzò per primo la realtà. "Il terremoto!" urlò. ​Scendemmo i due piani di corsa, ma arrivati nell'atrio trovammo il portoncino d’ingresso bloccato. Senza possibilità di uscire in cortile, tornammo subito indietro verso l'appartamento al piano terra della signora Assunta. La trovammo sulla porta, tremante e smarrita, incapace di decidere cosa fare. Passammo rapidamente attraverso la sua cucina e riuscimmo ad uscire tutti e quattro nel suo orto, mettendoci in salvo. ​Passati i primi terribili momenti, poco dopo, con grande precauzione salimmo al secondo piano per recuperare delle sedie e ci sistemammo lungo il corridoio degli orti. Lì, nel cuore del cortile, ci riunimmo con tutti i vicini le cui case si affacciavano su quello spazio comune. Tra le radioline sintonizzate su una delle prime emittenti private "Alfa Nord" avemmo le prime notizie frammentarie che riferivano d'un terremoto con epicentro fra Artegna e Gemona. Io inforcai la bicicletta e pedalai fino in via Stringher per sincerarmi di come stesse mia sorella. La trovai col marito ed i miei tre nipoti, sistemati chi su una coperta, chi su una sedia sul terrapieno di Piazza XX Settembre. Accertatomi che fossero in buone condizioni, me ne tornai a casa. Passai la notte all'aperto con i miei genitori ed i miei vicini, uniti dalla stessa paura. ​Il mattino dopo, venerdì, il senso del dovere ci portò comunque verso la normalità. Mi presentai in banca: eravamo in una decina sotto il porticato a chiederci se avremmo aperto. Eravamo giovani e forse non avevamo ancora capito l'entità della catastrofe. Il direttore arrivò e chiese a una collega di salire per inviare un telex veloce: bisognava comunicare che la banca sarebbe rimasta chiusa. Poi ci congedarono. ​Dopo quel venerdì trascorso sotto il sole negli orti, la sera presi la mia auto e portai i miei genitori a Grado per cercare un po' di calma, alloggiando in una camera della pensione dove solevamo trascorrere un periodo di villeggiatura. Ma fu una parentesi brevissima: il sabato mattina eravamo già di ritorno a Udine perché mia madre doveva lavorare. Da allora, per diverse sere, la mia macchina divenne la nostra casa: io, mio padre e mia madre dormimmo lì, parcheggiati in Piazza Primo Maggio, cercando sicurezza in quello spazio aperto insieme a tanti altri udinesi. ​ ​Quell'unione nel corridoio degli orti con tutti i vicini è una delle immagini più forti della solidarietà di quelle ore.