domenica 13 settembre 2026

 

LA DROGHERIA DI UNA VOLTA




La drogheria di una volta era il cuore pulsante e l'anima indispensabile del quartiere. Non era un supermercato e non era un negozio specializzato, ma qualcosa di più antico e profondo: il luogo dove si trovava di tutto, custodito da un droghiere che conosceva il proprio assortimento a memoria e sapeva guidarti anche quando non avevi un’idea precisa di cosa cercassi.

Le mensole si arrampicavano dal pavimento al soffitto, un’architettura di altri tempi che sfruttava ogni centimetro verticale per ospitare scatole di conserve, bottiglie d’olio, pacchi di pasta, barattoli di spezie e saponi. Per raggiungere i ripiani più alti c’era la scala a scorrimento, che il droghiere manovrava lungo la parete con la disinvoltura e la grazia di un ginnasta.

Al centro della scena dominava il banco in legno, con la sua bilancia di precisione. Lì si pesavano legumi sfusi, zucchero e caffè, sapientemente dosati con la classica paletta di metallo che trasferiva la merce dai cassoni ai sacchetti di carta paglia. E poi c’era lui, il droghiere: non solo un commerciante, ma il custode del quartiere, che non sbagliava mai un colpo e annotava i crediti sul libretto della fiducia.

Su tutto, infine, regnava l’odore della drogheria. Quel profumo inconfondibile e denso — melange di spezie, caffè appena macinato, sapone di Marsiglia, aceto e olio — che resta ancora oggi una delle impronte olfattive più autentiche della nostra memoria.