Just a Memory
My mother died suddenly,
I didn't even get tell her goodbye
I didn't get to thank her for her many good deeds
And tender care of all of my needs
They came and took her away
Before my Dad and I could pray
And think of all the little things that I had wanted to say
It happened in early December
With sorrowful goodbyes from everyone she knew
She was laid to rest in a beautiful dress of satin
I still visit her often, although it's only in my mind
And recall wonderful memories of her,
You know the lasting kind.
Paolo Driussi.
domenica 14 maggio 2017
giovedì 27 aprile 2017
Darkness
Now that everything is lost
I peril myself through an endless journey
To slay my immortal depression.
Yet I have eyes, ears, hands
And everything someone would want,
I have absolutely nothing.
Nightmares flow through my thoughts like fire.
Although they cannot harm
What's been destroyed
Or burn what's been blackened,
I am still disturbed.
I wonder what reality is
When that which is real seems so obscure,
Like a dream.
I am in an eternal sleep.
I am still, for I have nothing to do but be.
If I could ever wake up
It would be of no use,
For all I would see is darkness.
Paolo Driussi
martedì 4 aprile 2017
Easter Time is Here
Bunnies and butterflies
Chocolate eggs
Cute and sweet things
To soften our hearts
Rainbows and sunshine
With joy and laughter
Brightening our day in every hue
Of a promise thereafter
Warming our hearts too
Bringing cheer and celebration
Thoughtfulness and care
A time of remembrance
And gleeful jubilation
Spent with family and friends
Those who know us best and most
Sharing our love from within
When Easter Time is here!
Paolo Driussi
sabato 25 marzo 2017
Che sia benedetta
Ho sbagliato tante volte nella vita
Chissà quante volte ancora sbaglierò
In questa piccola parentesi infinita
Quante volte ho chiesto scusa e quante no
È una corsa che decide la sua meta
Quanti ricordi che si lasciano per strada
Quante volte ho rovesciato la clessidra
Questo tempo non è sabbia ma è la vita che passa, che passa
Che sia benedetta
Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta
Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta
E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta
Tenersela stretta
Chissà quante volte ancora sbaglierò
In questa piccola parentesi infinita
Quante volte ho chiesto scusa e quante no
È una corsa che decide la sua meta
Quanti ricordi che si lasciano per strada
Quante volte ho rovesciato la clessidra
Questo tempo non è sabbia ma è la vita che passa, che passa
Che sia benedetta
Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta
Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta
E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta
Tenersela stretta
Siamo eterno, siamo passi, siamo storie
Siamo figli della nostra verità
E se è vero che c'è un Dio e non ci abbandona
Che sia fatta adesso la sua volontà
In questo traffico di sguardi senza meta
In quei sorrisi spenti per la strada
Quante volte condanniamo questa vita
Illudendoci d'averla già capita
Non basta, non basta
Che sia benedetta
Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta
Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta
E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta
A tenersela stretta
Siamo figli della nostra verità
E se è vero che c'è un Dio e non ci abbandona
Che sia fatta adesso la sua volontà
In questo traffico di sguardi senza meta
In quei sorrisi spenti per la strada
Quante volte condanniamo questa vita
Illudendoci d'averla già capita
Non basta, non basta
Che sia benedetta
Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta
Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta
E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta
A tenersela stretta
A chi trova se stesso nel proprio coraggio
A chi nasce ogni giorno e comincia il suo viaggio
A chi lotta da sempre e sopporta il dolore
Qui nessuno è diverso, nessuno è migliore
A chi ha perso tutto e riparte da zero perché niente finisce quando vivi davvero
A chi resta da solo abbracciato al silenzio
A chi dona l'amore che ha dentro
Che sia benedetta
Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta
Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta
E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta
A tenersela stretta
Che sia benedetta
A chi nasce ogni giorno e comincia il suo viaggio
A chi lotta da sempre e sopporta il dolore
Qui nessuno è diverso, nessuno è migliore
A chi ha perso tutto e riparte da zero perché niente finisce quando vivi davvero
A chi resta da solo abbracciato al silenzio
A chi dona l'amore che ha dentro
Che sia benedetta
Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta
Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta
E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta
A tenersela stretta
Che sia benedetta
mercoledì 15 febbraio 2017
Analisi Magistrale di Alfonso Gil su "C'era una volta Studio Uno"
Paolo caro, non mi sono espresso ieri perché contavo di farlo oggi con più obiettività dopo aver visto la seconda puntata e ora posso dirti che se dovessi dare un voto forse cinque è anche tanto se si tiene conto della realtà storica ampiamente -e troppo liberamente- manipolata e della cronologia errata degli avvenimenti e dei costumi. Intanto siamo nel 1961 e quindi le donne rigorosamente con la gonna al di sotto del ginocchio e solo nel 1966, con l’avvento della stilista Mary Quant, era considerato minigonna tutto ciò che lasciava le ginocchia scoperte. Studio Uno 1961 non rappresentava la novità come genere di varietà perché seguiva la formula riuscitissima del precedente “Giardino d’inverno” andato in onda circa un anno prima, ugualmente diretto da Antonello Falqui e che già aveva nel cast le gemelle Kessler che cantavano come sigla iniziale “Pollo e champagne” e Don Lurio come coreografo, nonché presentato dal Quartetto Cetra riconfermato nel cast del successivo Studio Uno 1961 come ospite fisso e che aveva Ornella Vanoni nel ruolo poi preso da Mina in Studio Uno. La fiction invece ce lo propone come un varietà quasi sperimentale sul quale parte dei dirigenti RAI non volevano rischiare tenendo anche conto che Mina “era quella che cambiava un uomo al giorno” quando poi in realtà aveva un flirt con Valter Chiari durato fino alla comparsa di Corrado Pani, l’uomo che la renderà madre. Ma anche la sua figura statuaria ne è uscita minimizzata visto che ci troviamo di fronte ad una donna di un metro e ottanta di suo e che con tacco e cotonatura ai capelli toccava il metro e novanta… nella fiction era riconoscibile solo per abiti e cotonatura capelli ma non per la fisicità. Gli anacronismi sono stati numerosi; le protagoniste hanno ballato “24000 baci” come se fosse stato un Twist ma in realtà tale ballo è arrivato da noi l’anno dopo e, nonostante eravamo nel 1961, hanno mandato in onda “Io che non vivo senza te” che è del 1965. Simile svarione nella seconda puntata quando una delle protagoniste era al bar e hanno mostrato un video di Mina da Studio Uno 1966 quando poi si stava trattando del periodo dell’ostracismo che finirà nel 1964. Non mi risulta, inoltre che “Studio Uno 1964” con ospite fisso Rita Pavone fosse stato mandato in onda di pomeriggio… La storia iniziata il 1961 si conclude nel 1965… ma, nonostante siano passati 4 anni, il figlio di Rita (la mancata cantante che fa la sarta) non è cresciuto per niente? Insomma, ad un certo punto si è persa del tutto la fusione della debole vicenda delle tre protagoniste con la realtà storica di Studio Uno che, ad onor del vero, andava trattata con maggior rigore. Mi aspettavo molto di più dalla RAI che ai suoi tempi d’oro ci aveva abituati a ben altro prodotto.
sabato 7 gennaio 2017
Gone so soon
When you were almost one
I taught you how to walk
And it was because of me that
You learned to talk.
Days and days go by
And i haven't even realized why
On that cold January day that
You had to say good-bye.
I wished and wished
That i would just wake up
But not even the strongest wish
Could change all this.
Paolo Driussi
martedì 23 agosto 2016
September days are here
It hurts.
Many emotions, yet one…
I loved.
Be happy in the sunshine while you may
For with the dawn, there comes another day
And dawn by dawn, the lovely Summer flees!
I walk on ginger leaves,
Frosty mists of September burn my skin with nostalgia.
Lifeless playground swings carry no murmurs
Of small voices carefully choosing words
For intimate promises made on long ago days.
“Will you have lunch with me tomorrow?”
Paolo Driussi.
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